Ideazione e realizzazione Andrea Ferrato.
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La Timeline è stata pubblicata sul Sito Ufficiale della Beatificazione di Giuseppe Toniolo e sul sito dell'Azione Cattolica Italiana.
«GIUSEPPE TONIOLO - Giovane egregio. Caro per indole e cuore - Di maturo senno fornito - Nobile orgoglio dei tuoi amorosi genitori - È questo il giorno in cui, salutato Dottore in ambe le leggi - il guidernone tu cogli dell'onorevole meta. Per te si rallegrano la famiglia e la patria, commosse a gioconda speranza»
Padova, 27 giugno 1867
Spettabilissimo Signore,
Al di Lei figliuolo Giuseppe, cui oggi fu conferito il grado di dottore, plaudono non pochi.
E di questo plauso è pur meritevole, dacchè egli con soda mente ed acuta negli studi, indefesso si consacrò all'amore del Vero, e Lei sa che con questo si accresce la costanza al volere, la forza dell'ingegno e si assicura la coscienza nel giusto... In queste laudi che a Lui si tributano, troverà Ella non lieve e ben gradito il compenso delle sue cure; aprendo l'animo alle migliori speranze.
Di lei Umilissimo Servo
A. Dr. F.
IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
sopra domanda del signor Dott. Giuseppe Toniolo, già assistente alle Cattedre Giuridico-politiche nella R. Università di Padova, come privato docente presso la stessa Università;
veduti i tittoli e l'esperimento onde il richiedente ha dato prova di sè alla Facoltà Giuridico -politica, a norma delle ancor vigenti disposizioni della çegge 23 ottobre 1867:
sul voto unanimente favorevole della Facoltà stessa
DECRETA
Il Dott. Giuseppe TONIOLO è abilitato alla privata docenza dell'Economia politica presso la R. Universitò di Padova.
Il Rettore Magnifico della Università predetta è incaricato dell'esecuzione del presente decreto.
Roma, 30 agosto 1873.
p. il Ministro G. SABINI
PRESIDENZA DEL R. ISTITUTO TECNICO
E DI MARINA MERCANTILE IN VENEZIA
Venezia, lì 3 luglio 1877
Dichiara il sottoscritto che il signor Toniolo Dott. Giuseppe, nominato a professore reggente di Economia politica, statistica e diritto amministrativo in questo Istituto, con Decreto Ministeriale 30 novembre 1874 e con successivo Decreto, corrispose in modo eminente alla fiucia che la Superiorità ebbe in lui riposta. All'eccellente metodo didattico, all'ampiezza e profonditò delle cognizioni, il professor Toniolo aggiunse uno zelo ed un'assidiutà superiori ad ogni encomio, onde sotto ogni aspetto ben meritati durono a lui quegli elogi che i Commissati proposto agli esami di Licenza evvero a tributargli per i risultamenti ottenuti nel suo insegnamento.
IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Veduto che il Dott. Giuseppe Toniolo nel concorso alla Cattedra di Economia Politica vacante nella Regia Università di Pisa fu classificato secondo fra gli eleggibili; veduto che il primo eleggibile dichiarò di non poter accettare l'ufficio che gli competeva per effetto del concorso stesso:
Vvolendo provvedere per l'anno scolastico 1878-1879 al predetto insegnamento
DECRETA
Il Dott. Giuseppe TONIOLO, professore straordinario di Economia Politica ed incaricato del Diritto Internazionale nella Regia Università di Modena, p nominato per l'anno scolatico 1878-1879 professore di Economia Politica nella R. Università di Pisa con lo stipendio in ragione di Lire Tremilacinquecento (L. 3500) annue, dal 1.o febbraio prossimo.
Il presente Decreto sarà registrato alla Corte dei Conti.
Roma, a dì 13 gennaio 1879
p. il Ministro G. PUCCINI
Sono lieto poterle partecipare che con R. Decreto giorno 17 corr. mese Ella fu promosso a professore ordinario in codesta Università. Quanto prima V. S. riceverà comunicazione ufficiale.
Ministro Istruzione: Baccelli
Caro il mio Antonio,
Tu non volesti, che in quest’ora io assistessi alla tua ultima prova di laurea, che oggi si chiude con un voto definitivo, che suggella la tua carriera universitaria. E sta bene; fu pensiero delicato, sia verso dei tuoi professori, che verso di te.
Intanto che io attendo non senza trepidazione, quest’esito finale, ti dirigo per lettera (che forse vorrai serbare almeno virtualmente nel tuo cuore) una parola di più dell’animo mio paterno, in un momento certo solenne per la tua vita.
Né io, né tu siamo preoccupati, perché questo momento fuggevole è di passaggio a quel domani, che raffigura, come si dice, un salto nel buio! Noi diciamo, credo, con eguale fede, che è un salto nelle braccia della Provvidenza. E sono le gran braccia! Nessuno sgomento, Dio mercé, per ciò. Bensì credo un bisogno per te, un dovere, raccogliere le fila del pensiero, che deve ricollegare questo primo iatus della tua vita ad un secondo.
Dei tuoi studi, del ramo prescelto spero tu possa essere soddisfatto; e più se li proseguirai colla coscienza di adempire alla tua piccola missione quaggiù e colla pura intenzione della gloria di Dio.
Forse è proprio per la via delle scienze positive naturali che alla Provvidenza piace oggidì di ricondurre, attraverso tante aberrazioni alternate da tante conquiste, alla fede. Ciò non perdere tu mai di vista. Ma all’uopo per evitare quegli errori e per proseguire queste conquiste, rammentati che se gli stessi problemi naturali per le loro manifestazioni fenomeniche appartengono di pieno diritto alle scienze positive di osservazione, invece per l’intima loro natura e per le cause prime ed ultime spettano pur sempre alla filosofia, la quale alla sua volta dà la mano per alcuni rispetti alle verità della fede.
Non dividere adunque mai lo spregio, che i naturalisti spesso hanno per la metafisica e la religione; è un pregiudizio contro cui i grandi scienziati protestarono sovente; ma procedendo pur largamente nel campo della osservazione fenomenica, abbi sempre la sollecitudine sapiente di non offendere mai le evidenti verità filosofiche, né quelle (ove sieno autorevolmente definite) della religione. È prudenza scientifica codesta, che finisce coll’ampliare e armonizzare e non restringere e scindere il dominio del vero, in cui la mente e la coscienza si riposano.
E farò un passo di più. Gli studi diverranno dunque la tua professione. E ben sai come ciò mi soddisfi, continuando le traccia della mia carriera professionale. Ma vecchio di anni, non ancora di spirito, ti dico che per gli studi non devi dimenticare i problemi della vita pratica, in ispecie quelli sociali, che oggi grandeggiano e che rientrano pure palesamente nei disegni della Provvidenza, per richiamare le presenti generazioni per questa via a sé. Vi dedica perciò una parte secondaria e completiva della tua attività; ma non disinteressartene, proseguendo in qualche misura l’opera iniziata fin qui.
Perocché noi dobbiamo di tale programma sociale fare quasi una parte dei nostri doveri di cattolici, dappoiché la Chiesa quel programma fece suo; e vuol dirigerlo alla salvezza del popolo e alla rivendicazione della civiltà cristiana. Ma in tale proposito pure, ad essere coerente e superando obiezioni, contrasti e pericoli (che tu stesso conosci), non venir mai meno ad una grande fiducia e fedeltà al papato; anche in queste applicazioni sociali. E ciò non solo, come dicemmo e ben sai, laddove esso è fornito di autorità infallibile (in cose di fede, di morale e di disciplina generale), ma anche nelle norme direttive pratiche e di discipline passeggere; alle quali pur dobbiamo obbedienza, in virtù della autorità di reggere e governare della Chiesa, in ciò che pure indirettamente serve alla religione ed ai suoi fini.
E credi pure, caro Antonio, che se in certe delusioni che subiamo, in certe scissure che deploriamo, vi avrà la sua parte di umano nelle cause determinatrici, tuttavia una buona parte del malanno risale a ciò, che noi tutti, per un po’ di criticismo e di irrequietezza dei tempi, abbiamo fallito alla piena docilità verso la Chiesa nel lasciarci guidare dalle sue direzioni, che spesso non comprendiamo chiaramente, ma che attraverso le stesse imperfezioni umane, fanno capo ad una sapienza ed autorità divina; la quale premierà pur sempre anche nelle cose esteriori e secondarie la nostra obbedienza.
Eppure tutto questo ancora è poco, se non si appoggia a ciò che dà grandezza, resistenza e fecondità a tutto il resto. E comprendi che io voglio dire della condotta personale dell’uomo cristiano; che crede in Dio e lo serve prima e massimamente nella vita privata.
Anche tu avrai sentito le lotte e i pericoli di questa vita interiore, e, grazie a Dio (la grazia è veramente inestimabile), spero non avrai gravemente a rammaricarti dell’esito di queste battaglie intime.
E perché? Perché (tu me lo confessi certo con tanta compiacenza) non hai mai abbandonato la via della pietà. È questo invero il nostro primo e massimo e dolcissimo dovere, che si dirige immediatamente a Dio, nostro creatore, redentore, benefattore; a cui siamo debitori di tutto e da cui abbiamo diritto e ragione di attendere tutto.
Deh! Ti prego, per quanto può un cuore paterno, che si ispira all’infinita paternità di Dio, non rallentarti e non intiepidirti mai nella via della pietà; non raffreddarti soprattutto nella frequenza dei Ss. Sacramenti; continua in essi, se fosse possibile e se a Dio piaccia, anche più e meglio di ora. Di qui il tesoro della nostra dignità e della nostra gioia spirituale; di qui il pegno e la misura di tutti i successi nella vita. Quanto più pertanto le lotte della vita d’ora innanzi si moltiplicheranno anche per te, tanto più tienti intimamente stretto a queste fonti di grazia, che sono poi anche nella vita esterna e pratica argomenti di fortezza, di saggezza, di letizia.
Non dimenticarlo mai; dentro di te e fuori di te poni ad obbiettivo della tua esistenza il quaerìte primum regnum Dei e fa di cercarlo e custodirlo con la pietà; e vedrai come si abbella tutta la scena di questo mondo, come si sublimano tutti gli affetti di questo nostro cuore, come si appianano tutte le asprezze di questo cammino nella società, come si affrettano e si assicurano tutti i successi di queste battaglie per conquistare l’avvenire.
In Dio sappi ricercare e vedere e gustare sempre e le gioie della futura famiglia2, e i progressi delle tue indagini scientifiche e lo scioglimento delle questioni sociali; e le previsioni della futura democrazia, e la rivendicazione della patria e della sua grandezza, e il progresso della civiltà per mezzo della Chiesa; tutto ciò che forma (io lo so e ne godo) il nostro comune ideale.
Non sia inutile questo sfogo, carissimo figliolo mio, di paterna commozione a te fatto e ripetuto oggidì perché io spero che il giorno memorando in cui lo feci su queste pagine per iscritto lo renda più gradevole dinanzi al Signore e più efficace al tuo cuore di figliolo buono ed amoroso.
In ciò come in tutto consenziente mamma.
Papà
Pisa, 1° luglio 1904.
La lettera, firmata da Igino Righetti e da mons. Guido Anichini, esordiva così: «Le Associazioni Universitarie di Azione Cattolica, anche alla distanza di tre lustri dalla morte del prof. Giuseppe Toniolo, sentono di essere obbligate verso la Sua venerata persona, che in tempi difficili e torbidi seppe tenere alto, nelle aule scolastiche superiori d’Italia, il prestigio della scienza cristiana e alle giovani generazioni fu esempio splendidissimo di vita santa, tutta impiegata nell’adempimento dei doveri domestici e pubblici e consumata nobilmente nell’affermazione dei principi cristiani nella vita sociale. Il nome di Giuseppe Toniolo infatti vive ancora nelle università italiane, per la fama della sua dottrina e per merito dei suoi discepoli che lo hanno seguito nell’apostolato dell’insegnamento; vive soprattutto, il nome suo, tra i cultori della sociologia cristiana instaurata da Leone XIII, immortale autore della Rerum novarum, e nelle associazioni studentesche, che furono le accolte dell’Azione Cattolica a lui più care e dalle quali sperava tanto, per la diffusione delle dottrine sociali e del pensiero cristiano in generale»
Roma, 10 luglio 1942
Rev.mo Signore,
A riscontro della Vostra dell'8 corr. mi onoro di comunicarVi che la A.CI. è ben lieta di annuire che il Comitato Giuseppe Toniolo per la promozione della sua causa di beatificazione, emanazione dell'A.C.I., figuri pure come organo dell'Università Cattolica del S. Cuore. Questa infatti può ben dire che sia stata nei voti del Servo di Dio, tanto profondamente avendone sentita la necessità e preparato il sorgere con vastitò della sua opera scientifica e il fervore del suo apostolato.
La grandezza eccezionale della sua figura morale era presente ai benemeriti iniziatori dell'Università del S. Cuore, i quali, traendo gli auspici della sua opera, hanno voluto intitolare al suo nome l'Istituto che è alla base della sua personalità giuridica.
Esprimendovi queste considerazioni, sono fiducioso d'interpretare il pensiero di tutta l'A.C.I, e m'auguro che ciò contribuisca a rinvigorire l'opera del comitato, con l'augurio che esso possa, con la grazia del Signore, compiere felicemente la sua opera. Con profondo ossequio
dev.mo in C. J. Evasio Colli Vescovo di Parma
Milano, P. S. Ambrogio, 9 - 4 luglio 1942
Rev. Monsignore,
ho ricevuto la lettera con la quale il "Comitato Toniolo" ha vivamente ringraziato per la manifestazione del nostro Ateneo per onorare la memoria del Servo di Dio Giuseppe Toniolo.
Rilevo con gioia il voto espresso dalla di Lei lettera che l'Università Cattolica dia una collaborazione attiva per la glorificazione di Giuseppe Toniolo, al nome del quale s'intitola l'Istituto promotore dell'Università nostra.
Mi permeto di proporle di associare l'Università Cattolica del Sacro Cuore all'Azione Cattolica Italiana. Desidererei che il Comitato Toniolo diventi la emanazione dei due enti, e ciò figuri pubblicamente; quindi, ad esempio, nella carta da lettere, nei vari atti, ecc.
Le modalità per rendere effettiva questa nostra unione le studieremo insieme; ritengo che, dato che Lei ha modo di vedere di frequentare il Grand. Uff. Panighi, Ella potrà studiare con lui quegli accordi che desidero conoscere prima di attuarli.
La ringrazio ancora per tutto quanto ha fatto per il Ven. Ferrini e confido che Ella ci vorrà aiutare anche per la postulazione per Necchi.
Con ossequio
f.to (fr. Agostino Gemelli O.F.M.)

